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Una stanza tutta per sé. Ma chi ha le chiavi? Donne, merito e reti di potere nell’università italiana

today18 Giugno, 2026 5

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Ci sono stanze in cui la porta sembra aperta, almeno sulla carta. Ci sono bandi, procedure, commissioni, criteri, valutazioni. Tutto appare accessibile, regolato, trasparente. Eppure, nella pratica, non tutte le persone hanno le stesse chiavi per entrare.

Come è possibile che le donne siano la maggioranza tra laureate e una componente sempre più rilevante della ricerca universitaria, ma restino una minoranza nei luoghi in cui si decide?

I dati più recenti continuano a raccontare lo stesso paradosso: le donne rappresentano la maggioranza dei laureati italiani e costituiscono una presenza significativa nei percorsi di dottorato e ricerca. Eppure, man mano che si sale nella gerarchia accademica, la loro presenza si riduce progressivamente.

I numeri aiutano a visualizzare il fenomeno. Secondo il Focus MUR 2025, le donne rappresentano la maggioranza dei laureati italiani e una quota consistente della popolazione accademica nelle fasi iniziali della carriera. Tuttavia, la loro presenza diminuisce progressivamente ai livelli più alti: tra i professori ordinari si attesta intorno al 30%, mentre nelle posizioni di vertice la rappresentanza femminile resta ancora più contenuta. La piramide non si restringe all’ingresso. Si restringe salendo.

Se tra gli studenti e le studentesse il divario appare superato, è nelle posizioni di maggiore potere e responsabilità che continua a ripresentarsi. Negli ultimi mesi il dibattito pubblico è tornato a concentrarsi sui casi di nepotismo universitario, sui concorsi contestati e sui cosiddetti ‘bandi fototessera’, costruiti attorno a profili talmente specifici da sembrare ritagliati su una persona sola. Sono vicende che attirano attenzione perché rendono visibile qualcosa che normalmente rimane nascosto: il rapporto tra regole formali e reti informali di potere.

La sociologia delle organizzazioni e gli studi sulle carriere accademiche osservano da tempo che le opportunità non si distribuiscono soltanto attraverso bandi, valutazioni e procedure formali. Contano anche le reti professionali, le sponsorship, l’accesso alle informazioni, la possibilità di essere riconosciuti come interlocutori legittimi. Le ricerche più recenti mostrano che queste reti non sono neutrali e possono incidere concretamente sull’avanzamento di carriera.

Il problema nasce quando queste reti smettono di accompagnare il merito e iniziano a sostituirlo. In quei casi le competenze non cessano di esistere, ma smettono di essere il fattore decisivo. Il sistema continua a parlare il linguaggio della meritocrazia mentre la selezione avviene anche attraverso logiche differenti: appartenenza, prossimità, riconoscimento reciproco, continuità delle relazioni.

La questione di genere si inserisce proprio qui. Se l’avanzamento professionale dipende in misura crescente dall’appartenenza a reti consolidate, allora non tutte le persone partono dalla stessa posizione. Le donne non incontrano soltanto ostacoli espliciti. Spesso si trovano più lontane dai luoghi in cui si costruiscono relazioni, alleanze e riconoscimento. Il punto non è che manchino le competenze. Il punto è che il talento, da solo, raramente basta quando il potere circola soprattutto attraverso connessioni informali. Da anni il divario di genere nell’accademia è spiegato attraverso categorie ormai familiari: il soffitto di cristallo, la maternità, gli stereotipi. Sono fattori reali e documentati, ma non esauriscono il problema. Esiste anche una dimensione relazionale del potere che spesso resta invisibile. E proprio perché invisibile, è più difficile da discutere.

Quando osserviamo che le donne sono numerose all’inizio del percorso e molto meno presenti ai vertici, è inevitabile chiedersi dove si interrompa la loro carriera. Forse dovremmo formulare una domanda diversa: attraverso quali meccanismi alcune persone riescono ad avanzare più facilmente di altre? La differenza non riguarda soltanto l’accesso alle opportunità. Riguarda l’accesso al riconoscimento. Essere viste come promettenti, coinvolte in un progetto, invitate a collaborare. Sono passaggi che raramente compaiono nei regolamenti, ma che spesso determinano il percorso successivo.

Dal mio punto di vista il femminile oggi si trova esattamente lì: nello scarto tra ciò che è formalmente possibile e ciò che diventa concretamente accessibile.

Ogni volta che guardo questi numeri penso che le donne non scompaiano all’improvviso. Si assottigliano lentamente e inesorabilmente: una ricercatrice che rinuncia, una candidatura che non viene presentata, una collega che sceglie un’altra strada, un talento che smette di immaginarsi dentro quella stanza. Quando ce ne accorgiamo, la piramide è già costruita. E continuiamo a chiederci dove siano finite le donne, invece di domandarci perché alcune stanze continuino ad avere sempre le stesse chiavi.

Elisa Spinelli

Scritto da: Regia Glox


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