Il body count può influenzare una relazione?
Annalisa Marzano, nel nuovo “Parola al Popolo”, ha raccolto opinioni su quanto il numero di partner sessuali avuti possa incidere in una nuova relazione
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Infantino thriller Mondiale Pierpaolo Burattini
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“Che cura può esiste per come è fatta la vita, voglio dì, è tutto senza senso, e se ti metti a parlà di senso ti guardano male, ma è sbagliato cercà un significato? Perché devo aver bisogno di un significato. […] Se è tutto senza senso non lo accetto, allora vojo morì”.
Negli ultimi giorni, complici anche le numerose notizie di attualità, sto riflettendo molto sul concetto di vita: una di quelle parentesi tra i pensieri che, se iniziano e le assecondi, ti fanno fare viaggi interiori così lunghi che Jules Verne… scansati.
Forse anche per questo ho voluto recuperare le parole di Daniele, il protagonista del libro “Tutto chiede salvezza” di Mencarelli, in cui lo stesso autore riporta riflessioni, personaggi e dialoghi ispirati alla settimana in cui, da giovane, subì un TSO a seguito di una crisi e di un violento scatto d’ira: avevo e ho bisogno della voce di qualcuno più autorevole di me che possa spiegare, un minimo, gli interrogativi che mi si sono accesi dentro. O che, se non altro, avendo vissuto alcune situazioni sulla pelle, sappia raccontarle meglio di me.
“Tutti siamo contenti se un essere umano vive fino a 100 o 110 anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva: se passa gli ultimi 20 anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che è vissuto così tanto”: con questa immagine Massimo Giannini, più di un mese fa, tratteggiava la descrizione dell’operato del governo e tutti, sicuramente, ricordiamo bene l’ondata di malcontento che questa dichiarazione ha suscitato sul web, nei social e nelle conversazioni fra amici.
Non è mia intenzione spostare nuovamente il riflettore su ciò che questa affermazione possa ancora generare, soprattutto in queste ore in cui si è riacceso (come se mai si fosse spento) il dibattito sul fine vita e il suicidio assistito: mi limiterò a prendere il concetto di ‘inutilità’ che vi soggiace. Un’inutilità che il giornalista, poco più di un mese fa, associava al verbo ‘vivere’ e al rimanere ‘immobili a non fare nulla’.
Cos’è (e, più di tutto: chi è) una vita inutile?
Cercando significato ed etimologia sul dizionario, l’inutilità è la condizione, lo stato o la qualità di ciò che è incapace di produrre vantaggi, scopi pratici o risultati concreti: si può far riferimento a un farmaco scaduto, a una conversazione che non porta da nessuna parte o a tutte quelle volte in cui abbiamo tentato di vincere qualcosa o ci siamo posti un obiettivo, ma ogni nostro sforzo si è rivelato, almeno all’apparenza, vano.
Ma se dobbiamo parlare di vita, di persone: cosa e chi è effettivamente ‘inutile’? E quali svantaggi, scopi mancati o risultati non raggiunti rendono un’esistenza incapace di essere definita ‘utile’?
Magari lo è chi, come Zerocalcare in ‘Strappare lungo i bordi’, resta ai margini dei propri sentimenti, senza buttarsi fino in fondo e sente il suo Armadillo ricordargli: “Sei cintura nera de come se schiva la vita”. Inutile è, forse, un padre che perde il lavoro e non è più in grado di nutrire i suoi figli oppure un professionista che, nella giungla delle proposte di lavoro, viene respinto o non assunto con uno dei tanti ‘le faremo sapere’. In ottica di produttività, inutile è chi, letteralmente e non solo, non serve a nulla.
“C’è anche un’altra umanità. […] Gente destinata a perdere e nessuno canterà i suoi fallimenti. […] aghi nei pagliai, nascosti fra i passanti.” Così nel 1991 Paolo Vallesi, vincendo le Nuove Proposte di Sanremo, descriveva le persone inutili, “gente che non riesce a vivere, che si arrende prima o poi e
che non troveremo mai sui giornali o nei cortei”: vite talvolta immobili, che gridano in silenzio ma che sono talmente inutili da diventare invisibili. Ma quanto di quel non riuscire a vivere è responsabilità anche mia e a quanti Daniele, che cercano il significato profondo delle cose, sto tappando la bocca per paura che venga intaccato ciò che do per certo…
Scrivo e, mentre cerco una chiusura per queste poche righe, ripenso a Silvia, conosciuta qualche anno fa tra le corsie di un ospedale: sul corpo, ricordo ancora nitidamente, portava i segni di un male che nessuno vorrebbe mai dover raccontare. Era immobile nel suo letto, Silvia, e non era neanche così bella o così ‘utile’, anche se erano mesi che combatteva battaglie più grandi di lei e senza arma alcuna, se non farmaci e cure mediche.
Ricordo anche il giorno che le annunciarono che l’avrebbero dimessa, dopo aver trascorso diversi mesi nel reparto di oncologia: gioiva al pensiero di rivedere sua figlia, mentre il marito, appoggiato ai piedi del suo letto, la contemplava come se fosse l’opera d’arte più bella del mondo.
E quell’immobilismo forzato, quell’apparente mancata produttività, in lei aveva fatto maturare un desiderio: “Se starò meglio, voglio fare qualcosa per chi vivrà quello che sto passando io. Nessuno capisce quello che vivono i malati: voglio fare io qualcosa per loro”.
Silvia, in quel momento, sarebbe rientrata grandemente nella categoria delle ‘persone inutili’ fin qui descritte, eppure la sua inattività fisica, causata dalla malattia, aveva dato vita a un pensiero costruttivo che, alla sua morte, si sarebbe trasformato in un’associazione che oggi si occupa di sostegno e prevenzione sociale.
Sarebbe, allora, molto interessante continuare a riflettere sul concetto di vita e di inutilità per domandarci, poi: chi è che stabilisce i parametri per calcolare l’utilità di un’esistenza?
Marta Calzoni
Scritto da: Regia Glox
Annalisa Marzano, nel nuovo “Parola al Popolo”, ha raccolto opinioni su quanto il numero di partner sessuali avuti possa incidere in una nuova relazione
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