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L’uomo dietro il campione

today3 Luglio, 2026 5

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Sinner a Wimbledon, ma si torna al fattaccio di Parigi

Primo premessone: non parliamo di sport.

Secondo premessone: come tutti gli italiani, io sto con Sinner qualunque cosa accada, che mi fa paura il linciaggio mediatico.

(Fiu’, già una parte di critiche l’ho evitate, avanti).

Insomma, il tema è che mentre Sinner lotta e combatte a Wimbledon, ritorna fuori il caso del malore che l’ha messo fuori gioco al secondo turno di Parigi, a fine maggio scorso durante il Roland Garros. Il suo staff medico non dice niente, ma prepara degli accorgimenti per questi prossimi match: asciugamano refrigerante, integrazione con sali minerali, una maglietta nuova da cambiare ogni tot minuti. Mentre l’altoatesino, nostro vero leader politico con unanimità di consensi, dice: «Abbiamo capito cosa mi è successo a Parigi. Potrebbe ricapitare. Non è che la soluzione la trovi subito – dice -, è qualcosa di più ampio di così. Stiamo facendo tutto il possibile. Speriamo che non accada più.». E già con questa frase lascia poco spazio alla fantasia. Ma come se non bastasse, conferma anche ogni altra minima forma di dubbio, con le affermazioni successive: «Sto benissimo. Abbiamo fatto tutti i controlli e sembrano tutti molto buoni, quindi sono molto felice. Avevo bisogno di un po’ di tempo libero dopo Parigi. Ho passato 10 giorni con la mia famiglia e i miei amici, e ho davvero apprezzato anche quel momento».

Avete capito ora? Mettiamola così. In termini medici a Sinner qualcosa è successo, tipo eccessiva perdita di cloro, sodio e potassio. Scompenso evidente e quindi una condizione pericolosa. Ma questo non è la causa. Questa è la conseguenza. A Sinner è successa una cosa incredibile. Sinner è stato umano. Un umano fragile, che crolla. No, proprio Sinner no. Da lui non me lo aspettavo. E invece si. Ma quanto è bello il crollo dei numeri uno? Quella variazione sul tema che rende l’opera veramente perfetta, perché imperfetta. La svisatura del pentagramma definito. Come la crisi digestiva di Coppi in salita sul Passo Mauria al Giro del ’40, con Bartali che gli sbatte la neve in faccia e lo fa ripartire. Ma ancora di più, è Jovanotti che piange a 60 anni, vestito da santone che ha conquistato la felicità permanente, quando canta “Le tasche piene di sassi”, dedicata a sua madre che è scomparsa. Ma anche di più, è De Gregori che non riesce più a cantare, live, davanti al pubblico, ‘Buonanotte fiorellino’ perché è dedicata a sua moglie Chicca, che però ha scelto di andarsene prima di lui. Ma di più, è il rigore di Roberto Baggio a Usa ’94. Ma forse anche di più. Forse è Odisseo con le lacrime agli occhi, perché gli manca casa, gli manca sua moglie, rifiuta l’immortalità offerta dalla ninfa Calipso, per essere mortale, appunto umano.

Ecco, gli ‘eroi’, alti più di noi, belli più di noi, bravi più di noi, quando ci ricordano, più o meno volontariamente, che gli eroi non esistono, ci donano il più bel lieto fine scrivibile per una fiaba. Non si sgretolano, si scaldano. Non svaniscono perché è finito l’incantesimo. Si materializzano perché sono diventati reali. E allora, il nostro Sinner che ha qualche anno in meno di me, è un campione, è un privilegiato ed ha anche un bel carrozzone di roba sopra le spalle per l’eta che ha.

Quando vince, ci regala un sogno, perché ci ricorda quanto può essere eroico l’essere umano. Quando crolla, ci regala una verità, perché ci ricorda cosa vuol dire essere umani.

Martino Tosti

 

Scritto da: Pierpaolo Burattini


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