Burattini Senza Fili

Un referendum tribale

today19 Febbraio, 2026 61 2

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Cari amici e care amiche, vi scrivo per condividere con voi un po’ di quella vertigine che, ogni tanto, mi prende quando butto un occhio sulla campagna elettorale in vista del voto su una riforma costituzionale che separa le carriere dei giudici e crea organi corrispondenti di autogoverno.

Premesso che, se uno ci pensa, siamo l’unico Paese al mondo in perenne campagna elettorale, ma volevo dirvi che, negli altri due referendum costituzionali del 2006 e 2016 su argomenti molto diversi da questo, riuscimmo un po’ tutti a dare il peggio di noi stessi.

Non autoassolviamoci, perché, a riguardo, c’è sempre un scala di gradazione e qualcuno ha toccato dei picchi molto alti; ma oggi, a differenza di allora, la scomunica da pulpiti infuocati di smisurata indignazione o il tribalismo che ci richiama all’eterno carattere italico di Guelfi e Ghibellini, Montecchi e Capuleti, rischia di essere superato di slancio.

E manca ancora un mese. Come a dire, tenetevi forte.

Le argomentazioni polverizzate nelle parole d’ordine dei fronti contrapposti, che se ne stanno acquattati in trance immaginarie, danno il senso dello svuotamento di ogni concetto, ma anche di quel minimo di buonsenso e autoironia che, da sempre, contraddistingue un qualsiasi essere umano di retti sensi.

Ormai si è capito solo che si vota, ma forse molto poco su cosa si vota.

Il frastuono ha la meglio e, allora, dal sorgere al calar del sole è tutto un ruotare di spade fiammeggianti all’insegna “della democrazia in pericolo”; “del pericolo della donna sola al comando”; “di magistrati che sognano ancora Stalin” o “di violenti dei centri sociali che di sicuro voteranno No”.

Il bestiario potrebbe continuare all’infinito e ci sarebbe da domandarsi dove si trova il coraggio per gonfiarsi il petto e poi spararle così grosse; oppure, ci sarebbe da domandarsi se certe campagne elettorali incanaglite, al di là della comprensibile dose di agonismo e demagogia, più che appassionare il cittadino non fanno altro che allontanarlo dall’agone politico, con un certo senso di disgusto.

Cari amici e amiche vi scrivo, per capire se anche voi pensate che, ogni volta che si va al voto, anche quello che rinnova gli organi di condominio, ci sia quel modo ‘politicamente sano’ e ‘democraticamente maturo’ di evocare le categorie di ‘amico’ e ‘nemico’ di Carl Schmitt o di lanciare appelli alla democrazia in pericolo.

E ora chiudo, con due abbracci particolari.

Il primo a tutti quegli amici che, pur preferendo politicamente il centrodestra, hanno deciso di votare No e non per questo vogliono la ghigliottina al posto dello stato di diritto, né tanto meno si faranno crescere i baffi alla maniera di Iosif Stalin.

Il secondo abbraccio a tutti quegli amici di sinistra che, invece, voteranno Sì e non si sentono dei piccoli balilla o dei pericolosi eversori dell’ordine democratico.

Per onestà: il sottoscritto appartiene alla seconda categoria.

Alla prossima.

Pierpaolo Burattini

Scritto da: Regia Glox


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