La brava gente

Un altro addio

today24 Novembre, 2025 37

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Quando ripercorriamo a ritroso il vissuto di un personaggio pubblico, finiamo inevitabilmente per sentirci legati da un filo invisibile. Non perché condividiamo tutti lo stesso destino -un pensiero qualunquista ma pur sempre vero- ma perché emozioni, paure e fragilità ci accomunano (chi più, chi meno). La noia era ciò che terrorizzava la “cialtrona”, “la cantante della mala”, se per molti questo potrebbe sembrare il lamento di chi non sa convivere con sé stesso, per me l’ammissione di questa paura è un atto di resilienza. La immagino – probabilmente condizionata dai suoi scatti più nostalgici – seduta su una poltrona in velluto, con una sigaretta, gli occhi socchiusi, accanto una pila di giornali accumulati negli anni dopo aver ogni mattina fatto la sua personale rassegna stampa, finalmente libera di potersi concedere un calice di qualsiasi cosa abbia un grado alcolemico degno del suo umore, mentre si lamenta della noia che si possa provare persino in un ipotetico aldilà, che sarà comunque ben al di sotto delle sue aspettative.

Per Gino Paoli era amore e amicizia, per Mario Lavezzi ispirazione, per Marco Travaglio una confidente e, a quanto pare, anche una telefonata fissa dopo il lavoro. Per noi, gente comune, che siamo stati cullati dalla sua musica malinconica, capace di abbattere persino l’invalicabile muro generazionale, Ornella rappresenta oggi un esempio di come la paura più recondita – a tratti superficiale – possa diventare il seme della curiosità, della sperimentazione e dell’incoscienza.

In fondo, la sua vita, così come il suo percorso artistico, non sono mai stati lineari: il ritmo veniva deciso dai capricci del destino e dalle sbornie di entusiasmo, e persino la noia aveva un suo ruolo estetico. Il Brasile, le canzoni, le sigarette e i calici di vino non sono semplici accessori: sono strumenti di filosofia applicata. Perché, se c’è una cosa che Ornella ci insegna, è che vivere non significa soltanto sopravvivere al tempo, ma trovare il modo di far sembrare ogni piccolo, banale gesto – una telefonata, un sospiro, una pausa – un atto di poesia. E se poi ti annoi, beh… puoi sempre chiamare Marco Travaglio.

Quando penso a ciò che ha rappresentato Ornella Vanoni – quella “cialtrona” che non ha mai studiato in vita sua – mi risuonano dei concetti in ordine sparso: che la genialità è meno pratica di quanto pensiamo, che prendersi in giro è la virtù dei forti (e dei cialtroni), che la tristezza richiede sempre attenzione, e che un addio non è nient’altro che una bossanova in do minore.

Consiglio d’ascolto – Brasile, anni ’70: i musicisti del movimento Tropicalia, tra cui Gilberto Gil, vengono esiliati dalla dittatura militare che non gradiva i toni rivoluzionari della musica popolare. Toquinho visse a lungo a Roma, abbastanza a lungo da far nascere uno degli album più importanti della storia della musica italiana e brasiliana: “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria” realizzato assieme a Vinicius de Moraes e Ornella Vanoni.

Un flusso creativo malinconico, gioioso, che si evolve traccia dopo traccia, registrato in presa diretta senza interruzioni… un po’ com’è stata la vita della Vanoni.

Ilaria Petrongari

Scritto da: Radio Glox


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