La brava gente

Tutti cant…odiano Sanremo

today23 Febbraio, 2026 30

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Il Black Friday, le diete, la politica. E poi c’è Sanremo. Il nesso tra queste sfere, che avranno toccato almeno una volta la vita di ognuno di noi (oltre al fatto che potrebbero sembrare l’inizio di un brano di Willie Peyote), è l’incoerenza. Il consumismo becero, i buoni propositi salutisti, l’insoddisfazione riguardo la gestione dei salari, dei mezzi pubblici e dei diritti. Tutte lamentele lecite eppure nessun cambiamento.

Potremmo avviare una riflessione sul sistema, sull’attivismo e sui frullati proteici ma il lunedì è un giorno difficile per tutti quindi possiamo risparmiarcelo. Anche perché questa settimana le lamentele vanno centellinate. Sta arrivando il Festival della Canzone Italiana.

O forse siamo legittimati a lamentarci proprio perché c’è Sanremo?!

Escludendo i musicisti nel senso stretto del termine (coloro che osannano Wagner e disprezzano Einaudi, per intenderci) potremmo incasellare ‘l’odio Sanremese’ in interessanti categorie, come se fosse uno studio antropologico. C’è chi disprezza il Festival perché rappresentazione del sistema, chi perché troppo popolare, chi perché troppo istituzionale, chi perché troppo leggero per essere preso sul serio e chi perché, al contrario, pretende che sia portatore di una missione culturale che forse nessun intrattenimento televisivo può davvero sostenere.

Dentro questo coro di indignazioni c’è anche la critica alla RAI, che viene evocata ogni volta che il servizio pubblico sembri oscillare tra spettacolo e politica. E in fondo non è del tutto chiaro se chi si lamenta abbia sempre torto o se, semplicemente, abbia sviluppato un’acuta sensibilità verso le sovrapposizioni tra intrattenimento e narrazione pubblica.

Eppure.

Eppure il paradosso annuale rimane costante nel tempo: il Festival riesce a trasformare qualsiasi polemica in un record di share.

Forse perché Sanremo non è solo un programma televisivo: è una verifica annuale della nostra identità. Ci mette davanti a ciò che siamo: melodrammatici, contraddittori, ironici, pronti alla sentenza e incapaci di astensione. Ci piace sentirci superiori al Festival, ma ci rassicura sapere che esiste ancora. D’altronde, avere un capro espiatorio su cui scaricare le lamentele fa gola a tutti.

Dobbiamo essere grati del nostro lato snob, perché ci ricorda costantemente quali obbrobri della cultura di massa dobbiamo prendere di mira. Ma, alla fine dei conti, ci ritroveremo comunque alle polemiche post-Festival. Puntuali, prevedibili, affezionati alla nostra indignazione.

Ilaria Petrongari

Scritto da: Regia Glox


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