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Il sapore delle Olimpiadi Pierpaolo Burattini
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La cronaca quotidiana ci scarica, letteralmente, addosso delle dosi massicce di violenza, di cui è sempre più difficile ragionare e il fatto in sé sembra sparire dentro un termometro emotivo, che prima segna temperature altissime, poi ci lascia frastornati, quasi inebetiti. E si finisce sempre per annegare il caso particolare in un circuito di voci e, spesso, di urla che, alla fine, sembrano sfarinarne anche i particolari.
L’ultimo caso di cronaca, ma non il primo, è quello della tragedia di La Spezia, in cui due ragazzi di origini magrebine, appena maggiorenni, si sono trasformati in vittima l’uno e in carnefice l’altro. Una coltellata mortale inferta all’interno della scuola, che ha immediatamente fatto scattare un altro termometro emotivo della comunità spezzina e del Paese, portando nuovamente in scena quel triste malcostume dello scontro tra tesi contrapposte, in cui la nostra classe politica, salvo rare e lodevoli eccezioni, riesce sempre a dare il meglio del peggio.
Allora ci siamo dovuti sorbire l’ennesimo teatraccio, in cui alla destra che urla “più sicurezza e fuori gli immigrati” risponde prontamente una sinistra che urla “siete solo dei razzisti!” e tutto sembra sfumare dentro un vocio che non permette né riflessioni, né risposte: la fregola del tutto e subito travolge un minimo di elaborazione.
Tutto viene scaricato, non più pensato; eppure, di fronte a una morte avvenuta all’interno di una classe scolastica, se tutti vengono chiamati in causa e sempre tutti, allo stesso tempo, si autossolvono frettolosamente, sembrano aleggiare due fantasmi: da una parte la scuola e il corpo insegnante, dall’altro la famiglia. E la cosa più strana, che sfiora il grottesco se di mezzo non ci fosse la vita distrutta di due giovani e delle loro famiglie, è che nessuno dice che la chiamata in correità per scuola e famiglia arriva, molto spesso, da coloro che, da anni, a fasi alterne, hanno lavorato per minare e, in qualche caso, destrutturare sia il pianeta scuola che il pianeta famiglia. L’onda di questa destrutturazione parte da lontano, ma oggi sembrano scorgersi i risultati.
L’istituto scolastico è stato spogliato delle sue caratteristiche più importanti, tra cui la trasmissione di cultura e di senso civico del vivere, attraverso l’autorità e autorevolezza di chi deve tramandare tutto questo; dall’altro lato, sul nucleo famigliare, nel tempo si è oscillato tra una, più o meno, sofisticata criminalizzazione sociologica o psicoanalitica e una genitorialità ridotta a puro ornamento o ingombro per una crescita consapevole e libera della prole.
Stiamo rimpiangendo, in un eccesso di passatismo, un tempo in cui si confondeva autorità con autorevolezza? Certo che no, ma chiamare sul banco degli imputati scuola e famiglia, oggi che di entrambe è rimasto solo un fantasma scolorito, non aiuta a chiarire la tragedia di La Spezia e tanti altri piccoli drammi che si consumano nel silenzio e nell’indifferenza.
Riflettere dovrebbe aiutare, almeno, a porsi le domande giuste.
Ammesso che, effettivamente, interessino le soluzioni.
A chiudere: basterà inasprire le pene (ma non sarebbe meglio applicare rigorosamente quelle che già ci sono?) od oscillare tra cattivismo e buonismo per risolvere il problema della violenza giovanile? Abbiamo dei dubbi nel caso di La Spezia come di altri che la cronaca c squaderna davanti agli occhi.
Pierpaolo Burattini
Scritto da: Radio Glox
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