Politicando

«Non si è mai liberi da qualcosa, si è liberi per qualcosa» ( M.E. Atwood )

today29 Settembre, 2025 8

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Nella storia della letteratura moderna i racconti distopici hanno il ruolo fondamentale di presentare un mondo non reale ma realistico, nel quale le tendenze culturali, politiche e umane del presente si spingono verso una realizzazione aggravata e apparentemente inaccettabile. La forza di certe letture del futuro prossimo sta proprio nel fatto che quell’opera di immaginazione ha le radici in dettagli disfunzionali che trascuriamo, ma che possono essere, e troppo spesso lo sono, prodromo di quello che sarà.

Nell’immaginario collettivo del nostro tempo il caso più significativo, citato e sfruttato è quello dell’opera del 1949 di George Orwell: 1984. Spesso chi cita elementi del racconto di Orwell non lo ha mai letto, ma espressioni come “grande fratello”, “neolingua”, “l’ignoranza è forza” ecc. sono noti a tutti, complice probabilmente anche un loro riuso in chiave pop in certi contesti di intrattenimento. Anche in questo caso il mondo terrificante descritto da Orwell anticipa una serie di condizioni oggi per noi abituali e trascurate che fanno di una distopia la normalità.

Il potere simbolico di un racconto distopico è molto forte, soprattutto se in tale racconto si intravedono opinioni, atteggiamenti e comportamenti diffusi sia nelle strutture di potere ideologiche e strumentali, sia nelle rappresentazioni sociali comuni e negli stereotipi condivisi. Citarlo diventa per questo un efficacissimo strumento di comunicazione di denuncia e di protesta immediatamente riconoscibile nelle sue implicazioni cognitive ed emotive.

Oggi, a quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, sta prendendo letteralmente corpo il romanzo di Margaret Eleanor Atwood I racconti dell’ancella. Certo la sua diffusione più recente è, appunto, legata alla realizzazione di una nota serie Tv da esso tratta, ma la forza di una rappresentazione – che nella contemporaneità resta solo in parte distopica – è incredibilmente efficace. In più la messa in scena per immagini di quel contesto – oltre ad allargare il pubblico – offre uno spunto visivo e quindi ancor più fortemente simbolico dei messaggi che l’autrice voleva diffondere.

Immaginate, a grandi linee, gli Stati Uniti governati da una teocrazia integralista di ispirazione completamente maschile; delle donne – le maggioranza delle quali rese sterili da una qualche catastrofe biologica – sono prive di ogni diritto e costrette a due ruoli passivi: mogli incapaci di dare figli o ancelle che possono garantire la prosecuzione della specie. Non vi sembra di percepire qualcosa che sta dentro la nostra realtà? Accenni a ruoli femminili che si vogliono passivi e funzionali, una società maschile che teme e quindi mortifica la donna…ci sono luoghi nel mondo in cui questa è realtà concreta e terribile, e altri nei quali le limitazioni sono più sottili, ad alcuni impercettibili ai più, ma comunque persistenti.

Come Orwell con 1984, la Atwood non profetizza ma mette in guardia su ciò che le società contemporanee stanno facendo alle donne. Ogni elemento del romanzo è frutto di ricerche dell’autrice sulle derive della società americana del ventesimo secolo, sulla persistenza di pregiudizi biblici e più in generale patriarcali.

Negli anni Il racconto dell’ancella ha assunto la forza simbolica di una denuncia e di una battaglia universale contro gli autoritarismi maschili, espliciti e no. Le donne indossano il costume di scena delle ancelle nella serie tv per scendere in piazza e protestare, gridare e denunciare che quello che poteva essere latente, oggi in troppi luoghi del mondo è in atto.

Non è solo la schiavitù esplicita imposta da certe culture integraliste e dispotiche, ma sono le limitazioni costanti che le donne subiscono nell’espressione della loro esistenza, nelle legittime aspirazioni, nella fatica quotidiana e sproporzionata richiesta nella maggior parte dei mondi professionali e sociali che a diritto abitano.

Allora, parafrasando la Atwood, la libertà non è solo assenza di vincoli, ma è anche possibilità di costruire, creare, esplicitare se sessi.

Chiara Moroni

Scritto da: Radio Glox


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