Burattini Senza Fili

Mamdani e la sinistra delle infatuazioni

today20 Novembre, 2025 19

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“Ci risiamo”: direbbe uno sconsolato psicoanalista che si ritrova sul lettino del suo studio il solito paziente che, dopo anni, ricade nella consueta coazione a ripetere o fissazione nevrotica. L’intreccio tra psicoanalisi e politica, nella storia, ha avuto molti agganci: a volte tragici, a volte ridicoli, a volte, semplicemente apparsi e poi dissolti nel giro di una manciata di settimane. Da questo punto di vista, l’album messo insieme dalla sinistra di casa nostra è un vero e proprio manuale di infatuazione politica.  Ricordate l’Ulivo mondiale, che aveva come nume tutelare l’allora presidente americano Bill Clinton?

Come dimenticare, poi, la Terza Via inaugurata dal premier laburista Tony Blair?  Per non parlare dell’infatuazione spagnola per l’ex premier José Luis Zapatero.  E come tralasciare l’esportazione sulla scena italica di Barack Obama, con tanto di slogan e parole d’ordine?

Ma il catalogo delle cotte improvvise potrebbe continuare con Bernie Sanders e Jeremy Corbyn. Un grande romanzo d’infatuazioni politiche che, negli anni, si è portato dietro una serie infinita di dibattiti, analisi, dolorose retromarce e silenziosi abbandoni.

Quella tra la sinistra italiana (ci riferiamo soprattutto al Partito democratico, ma non solo) e la ricerca del ‘Papa straniero’, come veniva chiamato tra gli anni Ottanta e Novanta, ancora oggi è una sfiancante e logorante rincorsa all’amuleto portafortuna che possa, come per incanto, azzerare o coprire tutto quello che non funziona o che zoppica: la mancanza di una leadership riconosciuta, di parole d’ordine che possano ricoprire programmi troppo spesso evanescenti e, soprattutto, una coalizione che si muove sempre in ordine sparso sta dando, spesso, l’impressione di una squadra di calcio che entra in campo, applicando schemi di gioco molto improvvisati.

E allora cosa c’è di meglio che ricorrere all’allenatore estero che, magari, in patria è riuscito ad inanellare qualche vittoria?

Una volta, quando l’allenatore non lo si andò a cercare all’estero (parliamo di Romano Prodi), la trasposizione non si tramutò in delusione, ma in quella vittoria tanto agognata; ma di tempo ne è passato da allora e, oggi, lo schema è tornato a fare capolino con Elly Schlein: prima con la suggestione per il premier spagnolo Pedro Sànchez e ora con la ‘visione’ a stelle e strisce. Ed ecco allora che la vittoria di Zohran Mamdani, socialista dichiarato, musulmano praticante, neoeletto sindaco di New York, è diventato un trionfo della sinistra nostrana o, comunque, il nuovo amuleto portafortuna da esibire e invocare con effetti anche comici, perché è sembrato che Central Park fosse il Parco di Villa Borghese e tutti programmi di Mamdani la chiave di volta per convincere l’elettorato italiano; il tutto, senza preoccuparsi che questi vengano effettivamente realizzati dallo stesso Mamdani o che possano essere calati nella realtà italiana.

L’entusiasmo ha avuto il sopravvento, con esiti anche grotteschi e con un paradosso: quando la sinistra trova un leader – pensiamo a Veltroni, Renzi, Franceschini o Bersani – un minuto dopo inizia quel gioco autolesionistico a scansarlo quanto prima, per ricominciare da capo il gioco ‘trova un leader salvifico ovunque si trovi’.

Una vera e propria allucinazione ventennale, su cui la sinistra dovrebbe riflettere per cercare di uscire da quello che, ormai, assomiglia a un incantesimo tutt’altro che benigno. “It can be done” si potrebbe dire. Ma è meglio lasciar perdere: non solo per una questione di salute mentale, ma anche politica.

Pierpaolo Burattini

 

Scritto da: Radio Glox


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