Speranze tradite e passi in avanti delle politiche sul clima
La giornalista Novella Gianfranceschi racconta passi in avanti e battute d'arresto di governi e movimenti dall'accordo di Parigi all'ultima COP30 svoltasi in Brasile
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La radice della violenza nelle strade americane Pierpaolo Burattini
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La tragedia della diplomazia degli ostaggi Pierpaolo Burattini
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Cosa c’è da capire sul rilascio di Alberto Trentini Pierpaolo Burattini
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Per la serie: quando la Storia, rigorosamente con la S maiuscola, ha sempre qualcosa da insegnarci. Il famoso, rispettato, temuto e, per molti, anche famigerato ex segretario di Stato americano dell’epoca Nixon, Henry Kissinger, sull’Europa intesa come soggetto politico capace di pensare e prendere decisioni, si lasciò sfuggire la seguente battuta: “Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?”.
Oggi, molti anni dopo, quella che il noto diplomatico battezzò come una semplice freddura abrasiva si sta rivelando un’amara sentenza in forma di aforisma. Se nel Novecento che ci siamo lasciati alle spalle l’Europa è riuscita ad essere un asse di riferimento, oggi quell’equilibrio sembra vacillare sotto i colpi di un ordine mondiale che non è stato sottoscritto in una nuova Yalta, ma che sta venendo avanti dagli strappi prodotti da quello che era l’alleato (forse ormai ex) per eccellenza, ovvero gli Stati Uniti a trazione trumpiana; dall’altra parte, c’è l’ex impero sovietico, che oggi gioca una nuova partita con l’ex agente del Kgb, Wladimir Putin. Una partita in cui sono entrati in gioco nuovi attori, vedi Cina e India, ma in cui l’Europa è rimasta semplicemente ai margini, con i suoi summit nelle nebbie di Bruxelles, in cui si fa fatica a capire il linguaggio e una costruzione politico-amministrativa che, improvvisamente, sembra essere diventata macchinosa, inutile e senza sbocchi effettuali sulla scena politica e finanziaria.
Il tutto all’interno di un quadro politico in cui le forze antieuropeiste di estrema destra ed estrema sinistra tambureggiano su temi come l’immigrazione o il ritorno degli Stati nazione e su questi riescono a coagulare un consenso di non pochi cittadini europei. Basti pensare all’ascesa dell’Alternative für Deutschland in Germania, di Vox in Spagna, del Rassemblement national in Francia e, per certi versi, della Lega e del M5S a casa nostra. E questa debolezza, più volte lucidamente richiamata negli ultimi anni dall’ex premier ed ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, si è andata acuendo e mostrando in tutta la sua evidenza nel corso dei due conflitti scoppiati in Ucraina e in Medio Oriente.
Nel primo, come nel secondo, caso ciò che unisce i due conflitti che sono tornati a popolare il proscenio mondiale è la rumorosa assenza del Vecchio Continente: Mosca e Washington danno lecarte al tavolo, da una parte facendo carta straccia del diritto internazionale (invasione dell’Ucraina) e dall’altra usando la leva economico militare (dazi e scelta di archiviare o ridimensionare la Nato) con l’Europa, che in tutto questo è divisa al suo interno (l’Ungheria di Orban, ma non solo) e, di fatto assente, nei luoghi di decisione.
Un Vecchio Continente che, a voler essere ottimisti, non scommette sul suo destino o non sa su quale futuro valga la pena impegnarsi. Questo non solo, e troppo facilmente, chiama in causaerrori, timidezze o forse inadeguatezza delle sue classi dirigenti, ma anche tutti noi europei. Europei che, in grande maggioranza, alla parola ‘riarmo’ (concetto probabilmente poco spiegato e frettolosamente gettato nel dibattito) alza un muro di dinieghi, legittime paure e una dose massiccia di inconsapevolezza rispetto al quadro internazionale, radicalmente cambiato rispetto agli ultimi cinquanta anni. Tant’è che oggi, alla famosa battuta di Kissinger: “Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?”, si può rispondere: “Nessuno, perché il telefono squilla a vuoto”. E il tutto non fa ridere, ma solo amaramente sorridere. Se l’Europa c’è è giunto il momento che risponda.
Pierpaolo Burattini
Scritto da: Radio Glox
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