Le voci dal Salone di Torino – Andrea Malaguti
In occasione del Salone abbiamo intervistato il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti: riflessione anche su come la città sabauda sta vivendo la kermesse
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Infantino thriller Mondiale Pierpaolo Burattini
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Dal 1992, il programma Life (“vita”) dell’Unione Europea sostiene progetti ambientali, occupandosi di natura, clima, e protezione della biodiversità. Si tratta per lo più di progetti relativamente piccoli e, come si dice in questi casi, vicini al territorio, finanziati da fondi europei ma di solito coadiuvati da organizzazioni ed enti locali. Life ha sostenuto progetti di risparmio energetico, per la prevenzione di disastri dovuti al cambiamento climatico, ma anche progetti contro lo spreco di cibo, per la sostenibilità ambientale e la ricchezza dell’ecosistema. Se a primavera andate a fare una passeggiata in un parco o area protetta, è probabile che nel mantenerla o migliorarla siano stati utilizzati fondi Life. Può darsi che non conosciate il programma Life, ma se questi fondi venissero a mancare, la loro assenza si noterebbe.
Organizzazioni Non Governative che lavorano nel settore, però, hanno lanciato un campanello di allarme: in base ad una proposta della Commissione Europea, lo status di Life potrebbe cambiare drasticamente nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (il budget a lungo termine dell’Unione), e cessare di essere un programma a sé stante, per essere assorbito da altri programmi, magari gestiti direttamente dagli stati membri.
La differenza non è di poco conto: si andrebbe ad intaccare un meccanismo collaudato di prossimità programmatica (i progetti sono proposti e messi in pratica da chi ne usufruisce) per uno più macchinoso che risponda alla burocrazia statale e soprattutto, inevitabilmente, a logiche politiche.
Cui prodest?
La questione si inserisce in un contesto più ampio di semplificazione delle procedure europee, ma anche di una certa ostilità di una parte del parlamento europeo nei confronti dell’operato delle ONG, e specialmente quelle che lavorano in materia di ambiente: qualche tempo fa, alcuni parlamentari criticarono le sovvenzioni operazionali finanziate dall’UE perché contenenti anche il requisito contrattuale di lobby e sensibilizzazione delle istituzioni europee (il requisito fu sospeso con una revisione delle linee guida), adombrando uno scandalo e invocando trasparenza (pur notando l’ammissibilità legale e amministrativa del principio). Le sovvenzioni di funzionamento – o operative – sono contributi finanziari destinati a coprire parte dei costi di un’organizzazione (spese generali, personale, amministrazione), anziché progetti specifici.
A ben vedere, però, una società civile attiva è un vantaggio per tutti, ed è nell’interesse collettivo proteggerla e salvaguardarne i finanziamenti, perché questi sono fondamentali per l’incisività delle sue azioni, della sua indipendenza, della sua capacità di critica all’establishment politico. Non è un caso che, di norma, uno dei primi provvedimenti in paesi che si avviano verso la democratura o l’autoritarismo sia imbavagliare la società civile: nel 2012 in Russia forse non si arrestavano ancora gli oppositori, ma in nome della “trasparenza” (sic) si imponevano per legge alle ONG obblighi di rendicontazione talmente onerosi da renderne di fatto impossibile l’operato. L’attività di lobby e sensibilizzazione delle ONG presso le istituzioni europee non è (era) che una parte minima del loro impegno, e l’idea di dedicarvi fondi pubblici era mossa dalla necessità di offrire almeno un contrappeso (proveniente, appunto, non dall’esterno ma dalla stessa società europea) alle attività di lobby, pubblicità e sensibilizzazione delle multinazionali (che per questo invece hanno un budget pressoché illimitato).
Certo più facile di ogni tentativo di ragionamento, ahimè anche per la politica, è gridare al presunto scandalo e registrare video sui social media in cui si esordisce con una formula, diciamo così, vincente: “incredibile!”, “sono senza parole!”, e l’immancabile “amici!” (anche se non ci avete mai preso manco un caffè insieme).
Può darsi che parlare di ambiente non sia più di moda, che i meglio informati si stiano organizzando per un viaggio di sola andata su Marte insieme ad Elon Musk, ma almeno per ora, che io sappia, abbiamo ancora solo un pianeta, ed è quello in cui abitiamo. Non è troppo tardi per proteggere quello che abbiamo e, che so, cercare di lasciare ai nostri figli un’Europa in cui possano vedere in un bosco un cervo volante (un coleottero un tempo comune, la cui popolazione oggi è in declino a causa della distruzione del suo habitat naturale).
Petizioni al Parlamento Europeo per la protezione del programma Life sono disponibili online.
Francesca Varasano
Scritto da: Regia Glox
In occasione del Salone abbiamo intervistato il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti: riflessione anche su come la città sabauda sta vivendo la kermesse
15:00 - 18:00
con Alessio Picchiani
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