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Innamorarsi e andare in Erasmus

today17 Novembre, 2025 145 9

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Lo scorso ottobre, a 91 anni è morta a Roma Sofia Corradi, professoressa italiana fra i fondatori del programma Erasmus e sua instancabile promotrice. L’impegno di Corradi per la diffusione dell’Erasmus prendeva le mosse dalla sua esperienza con una borsa di studio Fullbright negli Stati Uniti, che si rivelò preziosissima per la sua formazione ma complicata da ostacoli burocratici. L’Erasmus, invece, questi ostacoli doveva per quanto possibile rimuoverli, perché attraverso l’Europa unita lo studio diventasse non più una metafora ma un ponte concreto fra i popoli, un ponte per di più democratico perché finalmente accessibile a tutti: il soggiorno all’estero doveva liberarsi definitivamente del retaggio della cultura nobiliare ottocentesca, e diventare semplicemente la possibilità per i giovani di ogni provenienza sociale di vivere l’Europa attraverso un’esperienza che li avrebbe cambiati. Insomma, “il privilegio di pochi doveva diventare l’opportunità di tutti”, come disse Corradi in un’intervista di qualche anno fa. Dal 1986, l’Erasmus è effettivamente il programma di mobilità europea più di successo, ed è entrato nella cultura pop e nell’immaginario comune.

Nel 1955, in un evento all’Union Culturelle Gréco-Française ad Atene, lo scrittore Albert Camus parlò di cultura e civiltà europea: quest’ultima, disse Camus, è “il luogo della diversità delle opinioni, delle contrapposizioni, dei valori contrastanti e della dialettica che non arriva a una sintesi”. Questa la meraviglia dell’Europa: una dialettica vivente, ieri come oggi. “Considero europei coloro che sono partecipi della nostra cultura”, fu detto in quello stesso convegno, e poche cose mi sembra catturino meglio l’ineffabile spirito europeo, a patto di ammettere la difficoltà di definire la cultura se non alla luce delle tensioni naturali di quel pluralismo di cui parlava Camus. A me piace pensare che cultura sia la conversazione con chi è venuto prima di noi e con chi verrà dopo; che sia nell’individuo anzitutto curiosità di imparare, confrontarsi, e magari tramandare qualcosa. Non soltanto bellezza e arte, ma anche semplicemente il nostro ambiente e modo di vivere, quello che ci accompagna in silenzio e che renderebbe la nostra vita diversa se vissuta altrove: le giostre al parco Prater di Vienna, il profumo di aneto nella cucina mitteleuropea o di origano in quella greca, l’acquazzone che ci sorprende in Belgio ma non è semplicemente pioggia, c’est la drache!

Passare un semestre o un anno accademico in un paese europeo, sottoscrivere un contratto di affitto in un’altra lingua, arrangiarsi quanto basta, non limitarsi a vedere ma vivere un altro paese: l’Erasmus è uno dei modi più efficaci per cominciare davvero a sentirci a casa da Lisbona a Lubiana, e come tutte le buone idee è pratica e semplice, alla portata di tutti (nelle sue versioni più recenti, il programma Erasmus offre opportunità non solo a studenti, ma anche a tirocinanti e lavoratori).

Due cose che cambiano la vita: innamorarsi e andare in Erasmus, diceva una campagna promozionale di qualche tempo fa. Forse una frase da Baci Perugina, ma meglio il cioccolato di un cinismo incartapecorito che non ci salva mica dagli urti della vita.

Francesca Varasano

Scritto da: Radio Glox


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