L’ambulanza degli orrori
A Parola D'Ordine il giornalista del Corriere della Sera Enea Conti ripercorre, tra luci ombre e contraddizioni, il caso dell'autista di Forlì arrestato per la morte di un'anziana
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L’ora dei vincenti Pierpaolo Burattini
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Biennale senza tricolore Pierpaolo Burattini
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Garlasco choc e veleni Pierpaolo Burattini
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Garlasco choc e veleni Pierpaolo Burattini
Facciamo una premessa, così capiamo e così possiamo provare a discutere facendo meno di schemini banalmente ideologici e sociologicamente apocalittici e settari: i social spesso si trasformano in una arena in cui vanno in scena le peggiori nefandezze e in cui circolano le peggiori violenze e in cui secondo alcuni l’opinione pubblica democratica viene ridotta a sopraffazione di branco. Ci sono fiumi di parole e studi per indicare come la struttura democratica e liberale di cui noi tutti godiamo (anche chi la critica) oggi a causa anche della macchina social sia in pericolo o comunque deformata. Terminata la premessa su cui tutti o comunque molti di si trovano d’accordo possiamo fare un passo in avanti e domandarci se di fronte a questo meccanismo in cui tutti noi nuotiamo (anche chi li disprezza) l’atteggiamento della condanna e della nostalgia per i cosiddetti bei tempi andati sia quello più giusto. Insomma, quello di lodare i tempi andati per condannare il presente è un atteggiamento mentale e tic ideologico che come ha sottolineato di recente il giornalista Pierluigi Battista su Il Foglio è stato magistralmente incorniciato magistralmente dal grande letterato spagnolo Baldassar Castiglione con queste parole: “Gli anziani quasi tutti laudano i tempi passati e biasimano i presenti”. E questo atteggiamento per così dire tradizionalista se non propriamente reazionario, udite udite, è stato espresso nel corso dei secoli per tutte quelle che venivano bollate come pericolose novità. All’inizio del secolo la condanna è toccata a Johannes Gutenberg ed è continuata anche in campo letterario con la messa all’indice di capolavori del calibro de I dolori del giovane Werther di Gothe o per l’indimenticabile Mademe Bovary di Flaubert o per arrivare a giorni a noi più prossimi con la campagna che alcuni partiti politici, tra cui il Pci berlingueriano e il Pri di La Malfa, fecero contro l’introduzione del colore in televisione. Coì come tanti blasonati intellettuali. Come a dire che davanti all’introduzione di nuove tecnologie l’istinto di premere il tasto ‘indignazione’ è stato sempre il più premuto e anche il più facile da scegliere.
Un’ altra chicca di questo tic è avvenuta anche ad esempio nel campo musicale condannando l’invenzione del pianoforte e quella grammofono che secondo i critici dell’epoca dissacrava e involgariva attraverso la riproducibilità in serie la sacralità della musica. Ma gli esempio potrebbero continuare tanto che oggi si fa fatica a credere che l’invenzione del telefono avrebbe favorito la diffusione delle infettive tra cui la tubercolsi. Un catalogo dell’indignazione e delle fobie nei confronti del nuovo che lette oggi no possono che suscitare un sorriso compassionevole ma che nel Novecento hanno scatenato polemiche roventi e scomuniche sanguinose. Ma se questo schema di caccia non alle streghe ma alle novità oggi può essere applicato ai tic nei confronti dei social m anche a all’atteggiamento che si vede nei confronti dell’Intelligenza artificiale.
Per inquadrare il problema di recente su La Repubblica la giornalista Giuditta Mosca ha scritto un interessante articolo in cui si sottolinea come “per ridurre all’essenziale le divergenze culturali che riguardano le IA, si può dire che – a grandi linee – in Occidente la percezione pubblica è influenzata da un immaginario più legato a film come Terminator, mentre in Oriente è condizionata da Astro Boy o Doraemon, robot amici dell’uomo. Le IA sono variamente temibili ma non fanno paura a tutti nello stesso modo. Anche nell’Est del mondo, e il pensiero corre alla Cina, ci sono esempi di come le IA e le tecnologie possono essere impiegate in modo poco edificante, ma ciò non è sufficiente a suggestionare le persone nello stesso modo. Questo significa – scrive Mosca – che le attitudini socioculturali di una specifica area geografica fanno la differenza al di là dei fatti che assumono così un valore relativo”. Insomma, dell’Intelligenza artificiale ognuno ha paura a modo suo ma il dato inconfutabile è sempre lo stesso: di fronte alle novità il riflesso condizionato fa pendere la bilancia sempre dal lato del rifiuto più o meno sdegnato più o meno argomentato e razionale. E allora, forse, se ci fermiamo a riflettere un paio di minuti, viene fuori un’immagine di quasi tutti noi come dei potenziali se non effettivi timorosi apocalittici che chiudono le porte alle novità. Novità che forse andrebbero solamente accettate e studiate per arginare gli effetti negativi e sfruttare quelli positivi (che ci sono, eccome se ci sono). Novità? Con prudenza ma senza paura.
Pierpaolo Burattini
Scritto da: Regia Glox
A Parola D'Ordine il giornalista del Corriere della Sera Enea Conti ripercorre, tra luci ombre e contraddizioni, il caso dell'autista di Forlì arrestato per la morte di un'anziana
today22 Aprile, 2026 18 3
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