Paranza

Il problema dello zenzero

today9 Dicembre, 2025 6

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In principio era lo zenzero. O meglio, quello che noi immaginavamo fosse lo zenzero, una sostanza misteriosa che nessuno aveva mai assaggiato, una cosa astratta che per la generazione X era essenzialmente la materia prima dei più celebri dolci natalizi di film e serie americane, come il pan di zenzero o i biscotti allo zenzero. Grazie a Dio, per molti anni il consumo di zenzero a Natale è stato sostanzialmente limitato ai paesi nordeuropei e l’Italia ne è stata in gran parte risparmiata. Poi, un tragico piano di soft power nippo-svedese ha deciso che attraverso una mossa a tenaglia anche noi dovevamo diventare un mercato appetibile per l’industria dello zenzero e siamo stati circondati: da una parte una nota marca di mobili scandinava ci ha prima irretito invadendo le nostre case con i suoi prodotti, poi ci ha subdolamente proposto le peggiori nefandezze della sua biscotteria a base di zenzero e cannella; dall’altra, la moda dei ristoranti giapponesi e poi degli all you can eat ha introdotto lo zenzero come elemento imprescindibile di ogni pasto, tanto che oramai siamo abituati a chiedere ai camerieri dei suddetti ristoranti lo zenzero con la faccia sorpresa e un po’ infastidita di chi non ha trovato in tavola i bicchieri.

Lo zenzero ha così sfondato le linee nemiche e da quel momento niente è stato più come prima: tisane zenzero e funghi, infusi depurativi allo zenzero, zenzero candito, caramelle allo zenzero, ginger ale e ginger beer e tutti i loro derivati, tra cui il famigerato Moscow Muleinli. Certo, c’è poco da lamentarsi, siamo stati noi i primi a prendere a picconate quello che c’era di buono nelle nostre consuetudini dolciarie natalizie: abbiamo trasformato il panettone in un grottesco miscuglio di mitomania e ingredienti tra i più impensabili. Alla modica cifra di 100 euro oggi puoi infatti fare tuo un panettone artigianale prodotto in una malga all’esclusivo gusto tarassaco e pecorino, o per i più esigenti un lussurioso mix di castagne, Galak e estratto di mozzarella di bufala, il tutto sottoposto a cinque lievitazioni rigorosamente documentate sui social. Influencer, cuochi amatoriali, chef stellati e pasticceri star: ormai solo i trafficanti di armi e alcune popolazioni indigene della Nuova Guinea non hanno un panettone artigianale brandizzato. E adesso che si avvicina Natale e quelli della mia età tendono a diventare un po’ più nostalgici e conservatori mi rifugio in antichi e confortevoli riti dell’infanzia che non mi hanno ancora tradito come il calendario dell’avvento, pregando ogni volta che apro una finestrella di trovare un cioccolatino a forma di renna e non un’alice del Cantabrico.

Giacomo Nencioni

Scritto da: Radio Glox


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