La tragedia della diplomazia degli ostaggi
Silvia Stilli, portavoce dell'Associazione organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, spiega perché spesso i cooperanti sono trattati come merce di scambio
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Infortuni sul lavoro tra allarmi e soluzioni Pierpaolo Burattini
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Il sapore delle Olimpiadi Pierpaolo Burattini
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Tutto il recente rumore intorno all’ultima stagione di Stranger Things ha avuto tra le sue tragiche conseguenze quella di gettare me e altri ultraquarantenni in uno stato di particolare sconforto, come se ce ne fosse stato bisogno. È da tempo che una parte consistente dell’industria dell’intrattenimento si fonda su un’economia della nostalgia dando in pasto alla mia generazione, che si presume avere una minima capacità di spesa, revival di ogni genere: gli 883, gli Oasis, i CCCP, Una mamma per amica, Scrubs, Will and Grace. Ma è con Stranger Things che l’infanzia di chi è nato negli anni 80 è diventata per gli adolescenti di oggi oggetto di contemplazione mitica con i suoi simboli, da Dungeons and Dragons a IT, da Spielberg ai libri game, relegando, ovviamente, chi con quella roba ci è cresciuto allo status, meritatissimo, di semi-residuato bellico. Eppure, mentre prendiamo atto di questa drammatica verità, ci culliamo in una malinconica comfort zone e ci rifugiamo nei dischi di gente che era già morta negli anni 90, coscienti che alla fine, forse, quel mondo di fantasmi è un po’ meglio di un presente in cui Il racconto dell’ancella sembra un libro neorealista e Black Mirror il sommario del TG1. In questa grande allucinazione nostalgica cerco di immaginare cosa avrebbe pensato il me adolescente, così simile agli ex bambini di Stranger Things, del me stesso adulto che ascolta i Meat Puppets mentre compulsa gli annunci di auto usate in cerca di un bagagliaio capiente e dello spazio adatto ai seggiolini dei bambini, il me stesso che leggeva Il giovane Holden e si riconosceva così tanto nelle sue considerazioni “da quarta fila” come le chiama Baricco, nel suo odio per la falsità degli adulti, nella sua pietà per i bambini che corrono nella segale e rischiano di cadere giù, nei suoi mitologici, laterali dubbi come quello su dove vadano le anatre quando il lago di Central Park ghiaccia. Chissà, oggi, probabilmente, Holden Caulfield si chiederebbe che fine fanno quelli che nei video fatti con l’AI dicono “Skibidiboppy” e poi si tuffano nell’asfalto. E me lo chiedo pure io.
Giacomo Nencioni
Scritto da: Radio Glox
Silvia Stilli, portavoce dell'Associazione organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, spiega perché spesso i cooperanti sono trattati come merce di scambio
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