Pillole di branding

I brand creano fiducia?

today12 Maggio, 2026 12 2

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Uno dei compiti principali di un brand è quello di creare fiducia. Un brand forte riduce l’incertezza? Quando riconosci un nome, un logo, uno stile o una promessa coerente, il cervello percepisce meno il rischio nella scelta.

Pensiamo a quando si sceglie un hotel, un ristorante, una confezione di pasta. Spesso non conosciamo il prodotto o servizio in profondità. Ci affidiamo alla reputazione del brand. Il concetto di fiducia nasce da tre elementi, coerenza, riconoscibilità, esperienza. Le persone non comprano solo prodotti. Comprano aspettative affidabili.

In tema di aspettative, è uscito ‘Il diavolo veste Prada 2’ un sequel che non si limita a rivisitare la moda. Si tratta di rivisitare un intero sistema di influenze che non esistono più. La questione è,  la cultura moderna permetterebbe ancora a qualcuno come Miranda Priestly di esistere?

I marchi di lusso che un tempo proteggevano con la distanza dal consumatore e venivano ridefiniti, ora dovrebbero essere: culturalmente fluenti, consapevoli di sé, reattivi, conversazionali, alfabetizzati all’intelligenza artificiale. La sfida è che la cultura democratizzata crea una nuova tensione… quando tutti possono plasmare la cultura, attraverso le social platform, come fa un marchio a mantenere la propria specificità?

Si tratta di un cambiamento profondo.

Per decenni, i marchi sono stati costruiti attorno all’autorità: “Definiamo il gusto.” Ora i marchi più forti si comportano più come partecipanti alla cultura: “Capiamo il gusto”. Il gusto non si sposta più ordinatamente dalla passerella alla rivista al mercato di massa. Si muove attraverso gli LLM. Attraverso i creatori. Attraverso le microcomunità. Attraverso sezioni di commento sociale.

Attraverso le persone che remixano la cultura più velocemente di quanto le istituzioni possano formalizzarla. In molti modi, siamo passati da una cultura curata ad una cultura distribuita, e questo cambia completamente il ruolo del marchio.

Chi può plasmare il gusto? Il film originale proveniva da un mondo in cui la cultura scorreva tra case di lusso, riviste, sfilate. Miranda Priestly non era solo un personaggio. Rappresentava l’autorità culturale centralizzata. Una persona che decideva cosa contava, cosa era ‘in’ e, infine, cosa i consumatori avrebbero acquistato sei mesi dopo.  Questo modello è irriconoscibile. Oggi, una storia sul declino dei media di moda tradizionali, sull’ascesa dei creatori e sulle dinamiche di potere che ridefiniscono chi detiene davvero l’influenza oggi.

I lettori sono migrati verso piattaforme video in formato breve dove le tendenze vivono e muoiono in 48 ore.

Al centro di questa tempesta c’è Miranda Priestley, ancora formidabile e ancora convinta che l’eccellenza non sia negoziabile, ma questa volta non è più intoccabile.

La pubblicità ora controlla la struttura di potere della moda. Se il primo Il diavolo veste Prada parlava di ambizione, il seguito parla di economia.

La sopravvivenza di Runway dipende dalla pubblicità: non solo dal talento, dal prestigio o dai lettori, ma dalla pubblicità stessa. Il tono della commedia riporta alla riflessione e ricorda agli spettatori che dietro ogni copertina lucida si nasconde un fragile modello di business.

Nonostante la fiducia nel riportare gli spettatori al cinema per la seconda volta, anche dopo anni, una sensazione persiste sopra tutte le altre: il mondo potrebbe muoversi più velocemente che mai, l’intelligenza artificiale potrebbe decidere cosa vediamo e le tendenze potrebbero scomparire da un giorno all’altro, ma la verità è che di ogni professione, soprattutto quella creativa: la passione è la vera valuta.

Sopporta la stanchezza, il rifiuto, le politiche d’ufficio, i tagli al bilancio e le lunghe notti passate a rincorrere scadenze impossibili. Miranda riporta in auge un film che parla di cambiamento dove è richiesta perseveranza. La sua fiducia e la sua onestà permettono di fare un salto che è il medesimo che la moda ed il cinema stanno cercando di realizzare. Dunque saranno i brand a traghettarci verso il nuovo mondo?

Genni Perlangeli

Scritto da: Regia Glox


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