Chi paga il prezzo della crisi energetica?
Marta Calzoni ci racconta perché la crisi energetica globale legata ad Hormuz potrebbe non essere stata evitata, ma semplicemente pagata da qualcun altro
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Ivanka Trump, di rosa vestita, ha spiegato in una recente intervista come avrebbe scoperto l’isola di Sazan in Albania insieme al marito Jared Kushner: a nuoto, ovviamente dopo un tuffo rinfrescante da uno yacht di amici, per poi camminare a piedi nudi fino alla sommità dell’isola – praticamente Dora l’esploratrice ma coi colpi di sole. Un’isola “incontaminata, circondata dall’oceano” (sic). Da qui l’idea per quella che a suo dire è una missione, neppure affari: costruire un enorme resort per permettere “alla gente” di vivere la stessa esperienza da sogno (e per “gente” si intendono probabilmente gli amici dello yacht di cui sopra).
Maria Antonietta forse non ha mai risposto “mangino brioche” a chi denunciava che il popolo francese non aveva pane, e se lo ha fatto ha avuto il buon gusto di farlo in un’epoca in cui ancora non esistevano social media a memoria imperitura del ridicolo.
L’isola di Sazan si trova di fronte all’area protetta Vjosa–Narte, parte del delta del fiume albanese Vjosa, un ecosistema particolarmente prezioso per la natura europea: questa zona è cruciale per le migrazioni di fenicotteri, ospita pellicani e, secondo i dati di organizzazioni ambientaliste presenti sul territorio, più di 200 specie di uccelli e 70 specie in pericolo di estinzione. Le acque intorno al delta sono abitate da tartarughe e sono uno degli ultimi rifugi della foca monaca mediterranea, la cui sopravvivenza è in grave pericolo. Fino a poco tempo fa, tanto l’isola che il delta del fiume erano protetti da rigorose norme ambientali, che tra l’altro impedivano di costruire nell’area.
Nelle scorse settimane, invece, l’accesso a questa porzione di costa è stato impedito con del filo spinato, mentre bulldozer brutalmente incuranti di fenicotteri, pellicani, e foche monache hanno iniziato a spianare l’area: si parla già di danni irreparabili all’ecosistema. Dapprima gli ambientalisti e i giovani hanno protestato per rivendicare accesso all’area e trasparenza nelle regolamentazioni ambientali (le concessioni alla famiglia Trump – Kushner sono state gestite in modo opaco e sono stati sollevati dubbi su quanto riferito dal governo in parlamento). La protesta si è poi allargata e continua ancora; la stampa internazionale parla di “rivoluzione dei fenicotteri”: sotto accusa è la percepita corruzione politica, fra gli slogan più usati “l’Albania non è in vendita”.
Il primo ministro albanese, Edi Rama, è fin ora sembrato sviare dal merito della questione, ribadendo che l’Albania ha bisogno di investimenti stranieri e, senza riconoscere i manifestanti pacifici, ha lanciato curiose accuse a certi nemici dell’Albania che vorrebbero destabilizzare il paese, come per esempio l’Iran. Forte di una diaspora nutrita e diversa, la protesta albanese invece di placarsi si è estesa e ha trovato simpatie anche fuori da Tirana, con manifestazioni anche in Italia o a Bruxelles (l’Albania, paese candidato all’ingresso nell’Unione Europea, ha tra l’altro stipulato obblighi in materia d’ambiente fra i capitoli di adesione): si diffonde un certo sostegno all’idea che non solo l’Albania, ma forse l’Europa non sia in vendita.
Buona estate, e se nuotando nel Mediterraneo (che noi chiamiamo affettuosamente “mare”) vi imbattete in uno scoglio che né voi né i vostri amici conoscevate, godetevene bellezza e pace gratuitamente, e non sentitevi in dovere di riportare la scoperta alla stampa. L’Europa ha migliaia di anni di civiltà, ogni lembo di terra è già stato conteso, e se non c’è manco un caffè Starbucks c’è una ragione. I Greci sicuramente lo conoscevano e ne hanno preso ispirazione per sei miti e due divinità, i veneziani e i genovesi l’hanno usato come avamposto nei commerci. Se c’è un tesoro, quello appartiene ad Edmond Dantès.
Francesca Varasano
Scritto da: Regia Glox
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