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C’è vita sotto i quaranta

today28 Febbraio, 2026 6

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Nella settimana del Festival di Sanremo è difficile non parlare del Festival di Sanremo. Ora, non vorrei tediarvi, amici lettori, con l’ennesima critica musico-culturale di cui, in questi giorni, è piena la terra fisica e digitale. Perché, si sa, in questi giorni tutti – ma proprio tutti tutti – abilitati dal master in critica musicale, raggiunto con lodevoli risultati all’Università della strada, dispensano analisi e recensioni a tutto gas. Ma è anche questo il bello dell’Festival in Italia.

Ciò nonostante io mi tiro indietro, però vi condivido una riflessione laterale. Guardavo i cantanti in gara, questi 30 umani sottoposti a giudizio pubblico. Beh, escludendo una manciata di loro (Patty Pravo, Renga, Raf e Masini) l’età media è di circa 35 anni. E se sbirciate un po’ le loro vite, le loro facce, troverete qualcosa di molto somigliante a quello che mia nonna chiamerebbe dei “bravi ragazzi”. Chi è impazzito per essere diventato padre da poco, chi canta che vorrebbe solo stare di nuovo tra le braccia della propria madre, chi in conferenza stampa battaglia per la parità di genere, chi lancia messaggi di pace qua e là. Ce ne sono un paio che nelle proprie canzoni confessano che non fanno altro che perdere le chiavi di casa, avere paura se non si addormentano e che fanno la doccia prima di dormire se hanno fumato.

Vi ricordate gli anni ’70: Woodstock, l’eroina e l’artista maldetto e ciancicato? Ecco, siamo proprio dalla parte opposta. Sollevo lo sguardo da loro e lo poso su chi sta dall’altra parte. In questi giorni la città di Sanremo è piena di gente che la sta raccontando, i feed dei nostri social parlano prevalente solo di questo. Ecco l’età media di chi racconta (esclusi ancora una volta i cimiteri degli Elefanti, tipo la Rai) è più bassa di quella degli artisti in gara. Podcaster, creator, influencer, giovani giornalisti ed ogni altro lavoro incomprensibile alla sopracitata nonna. Tutti giovani.

Poi succede anche che il Festival porta polemiche. Come sempre, chiaro. Su cosa? Sul clima e sull’inadeguatezza di sponsor dell’evento da parte di aziende ritenute troppo inquinanti. Al di là di ogni giudizio di valore, è un manipolo di giovani a sollevare in modo molto poco morigerato, nella città dei fiori, la polemica su un tema che ci tocca tutti. Basta polemiche? No. E allora avanti con la parità di genere: partono due, tre artisti in gara (giovani, ovviamente) a sollevare il tema e – guelfi contro ghibellini – si scatena il dibattito, ma ad alimentarlo anche in modo costruttivo ci sono sempre i giovani, quelli sul palco e quelli che lo raccontano. Insomma, mi fermo qua, però questo volo pindarico che ho fatto su Sanremo mi da una sensazione di profondo ottimismo. Perché quella categoria bistrattata, tralasciata, mai osservata e analizzata con vero interesse ma sempre con categorie approssimative e fumose, c’è ed è molto presente. Molto viva. Si, è vero, sul palco dell’Ariston c’è il 64enne Carlo Conti che di vitale ha ben poco e che di professione fa l’insabbiatore di polemica con l’uso di frasi banali e di circostanza. Si, è vero anche che in parlamento – proprio in questi giorni – quando per la prima volta si parla di allungare il congedo di paternità per sostenerla questa generazione, che vorrebbe assolutamente fare come la precedente che l’ha messa al mondo, viene cassato per mancanza di fondi e sui media mica se ne parla così tanto. Ma non della proposta di legge in sé, anche qui lontano da ogni giudizio di valore. Ma dall’importanza che riconosciamo a questi “nostri giovani”. Si, è vero che non è così banale.

È vero che ci sono anche i giovani storti, le baby gang (termine che sostituisce l’antico “i ragazzi della Via Pal”), gli sdraiati, i mammoni, i volenti, gli indifferenti, i deficienti, i tossici, i senza valori etc, etc. È così. Ma non può mica piovere per sempre, specialmente se sbuca il sole all’orizzonte.

Martino Tosti

Scritto da: Regia Glox


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