Le macchine non sognano al posto nostro
C’è qualcosa di profondamente ironico nel modo in cui difendiamo l’arte. La difendiamo spesso a posteriori, quando è già stata venduta, consumata, ridotta a contenuto. La difendiamo quando una scrittrice premio Nobel pronuncia la parola “intelligenza artificiale” e, nel grande tribunale che chiamiamo internet, qualcuno decide che allora no, non vale più. Non è più letteratura, non è più genio, non è più fatica. È sospetta. È accaduto a Olga […]