I misteri del bosco della droga
A TooDay il giornalista di Fanpage Francesco Capecelatro ricostruisci silenzi, omissioni e possibili complicità dell'omicidio avvenuto a Rogoredo
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Benzina in altalena Pierpaolo Burattini
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Identikit della Guida suprema Pierpaolo Burattini
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L’altro giorno, mentre passeggiavo in una soleggiata domenica per il centro storico di Perugia, vengo attirato da una pila di vecchi settimanali in una bancarella. Sono numeri de L’Espresso, tutti più o meno risalenti a una decade precisa: gli anni 80. Le copertine sono variegate: le ironie di Forattini su Craxi, la morte di Sindona, le tensioni fra USA e Libia. Fra tutte però i miei occhi cadono su una, il cui titolo è il seguente: “Quale Sì per una giustizia migliore dopo il referendum”. La acquisto.
Il numero risale all’ottobre del 1987, a un mese esatto dalla tornata referendaria dell’8 e 9 novembre sul quesito promosso dai radicali, liberali e socialisti sulla responsabilità civile dei magistrati. C’era stato il caso Tortora che aveva ampiamente scosso la pubblica opinione, la politica rispose proponendo una riforma.
«Non è certo una scelta facile – scrive Giovanni Valentini nell’editoriale di apertura – quella a cui saremo chiamati fra meno di un mese nel referendum sulla giustizia. E non a caso fra gli stessi partiti, nello schieramento politico e culturale, provoca travagli incertezze e divergenze». Letteralmente come oggi, penso, ma ancora: «al quesito che si pone dobbiamo rispondere in modo netto, con un sì o con un no. Cominciamo a dire perciò che a questo punto il problema non è di opportunità ma di merito». Ancora come oggi, penso. Scrive Valentini che l’oggetto dello scontro è si, la responsabilità civile ma in realtà questo «si sposta dal terreno giuridico a quello politico, tant’è che in senso estensivo si parla di referendum sulla giustizia, sia da parte di chi lo ha proposto sia da parte di chi lo avversa». Esattamente come oggi, penso, ma non finisce qui.
Sfoglio le pagine, e arrivo a un lungo articolo di Sandro Acciari. Vi riporto una sola citazione, non ha bisogno di commento: «tra i quesiti referendari quello sulla responsabilità civile del magistrato ha provocato il più grave conflitto istituzionale della storia repubblicana, giudici da una parte, la quasi totalità della classe politica dall’altra».
Nella pagina successiva doppia intervista: una per il sì, una per il no. Per il Sì, Leonardo Sciascia: «l’amministrazione della giustizia in Italia è un disastro – dichiara lo scrittore – anzi, peggiora sempre di più. In qualche modo bisogna pur fermare questo processo di deterioramento. E il referendum su cui saremo chiamati a pronunciarci è, appunto, uno strumento utile per fermarlo». Per il No, Giovanni Palombarini, un “irriducibile garantisca”: «io mi rivolgo ai garantisti di sempre – spiega – proprio a costoro, oggi, non dovrebbe sfuggire che il discorso del rispetto di un ampio arco di garanzie è strettamente connesso non solo a quello dell’indipendenza della magistratura, ma più ampiamente a quello del tipo di Stato verso il quale stiamo andando; e che qui, proprio in questo intreccio, vanno letti origine e scopi dell’iniziativa referendaria».
Mi chiedo, ingenuamente, da nato negli anni 2000: che cosa è cambiato dal ’87 a oggi?
Giulio Fortunato
Scritto da: Regia Glox
A TooDay il giornalista di Fanpage Francesco Capecelatro ricostruisci silenzi, omissioni e possibili complicità dell'omicidio avvenuto a Rogoredo
12:30 - 13:00
con Martino Tosti
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