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Da lunedì primo dicembre a domenica ventotto ci trasferiamo nella nostra casa natalizia, il glass studio di via Mazzini, nel centro storico del capoluogo umbro
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La radice della violenza nelle strade americane Pierpaolo Burattini
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La tragedia della diplomazia degli ostaggi Pierpaolo Burattini
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Cosa c’è da capire sul rilascio di Alberto Trentini Pierpaolo Burattini
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Valle d’Aosta 62,98%
Marche 50,01%
Calabria 43,15%
Toscana 47,73%
Veneto 44,65%
Compania 44,10%
Puglia 41,83%
Togliamo per un attimo la Valle d’Aosta che è una regione speciale da Statuto e da risultato. Il valore medio di affluenza di questi risultati regionali è del 45,25%. Significa che hanno votato in media sempre meno della metà degli aventi diritto. Punto. Il ragionamento può tranquillamente fermarsi qui. Ma io mi chiedo, se organizziamo una cena per il nostro compleanno e invitiamo 20 persone. Ordiamo una bella pizza, addobbiamo casa, compriamo il giusto da bere ma si presentano alla fine solo 9 persone invitate, cosa pensiamo? Che qualcosa è andato storto, che abbiamo qualche problemuccio relazionale con i nostri amici. O no?
Ecco. Sebbene la stampa, gli analisti politici, gli addetti ai lavori continuino sempre a rimarcare questo insuccesso elettorale complessivo (“Vincono gli astenuti”, “Il partito del non-voto” e altre frasi già diventate lessico canonico giornalistico, come “sgancia la bomba” per i cronisti sportivi), io non vedo un vero e serio impegno ma neanche una preoccupazione da chi ci ha invitato a casa per festeggiare questo compleanno. Vedo poco più che in un minimo di retorica, giusto il giorno dopo delle elezioni, più pesante poi se si è perso e meno impattante se invece il risultato elettorale è positivo. Noi viviamo in una democrazia rappresentativa, in cui il diritto al voto è – appunto – un diritto e non un dovere. Parliamo infatti sempre di dovere ‘civico’ e non ‘giuridico’. Il che significa che fino a che voteranno anche solo il 30 o il 20% degli aventi diritto l’elezione sarebbe legale al cento per cento. Ma fino a quando sarà valido? Non dico legalmente, ma dico politicamente. Se un candidato ‘forte’ ottiene il 60% delle preferenze e si aggiudica il posto, ma ha votato un 45% degli aventi diritto significa che in realtà è stato scelto dal 27% degli aventi diritto. Cioè il numero di persone che davvero viene a ‘sta benedetta cena di compleanno è sempre più basso. E fino a quando sarà valido in una democrazia rappresentativa, dove per l’appunto tutto si basa su partecipazione – voto rappresentanza?
Parliamo di soluzioni e partiamo dal fatto – come tutti dicono – che il problema è politico e culturale. Cioè da una parte la colpa è del mondo politico percepito come distante e opaco, quindi non vado a votare perché non mi fido di nessuno/non cambia mai niente/è tutto un magna magna/eccetera eccetera. Dall’altra parte è un problema culturale per tutti coloro che credono che stare a casa è scelta saggia, disinteressarsi è la cosa migliore e che il nostro voto non conta niente. Bene. Problemi irrisolvibili, almeno nell’immediato. Ma io le butto là, dalle modalità soft a quelle hard. Vogliamo palare di educazione civica a scuola, davvero, in modo che iniziamo a comprendere come funziona la democrazia? L’ha introdotta Valditara lo scorso anno, se rimane per i prossimi quindici anni forse potremo valutarne i risultati. Vogliamo parlare di voto facilitato? Ad esempio voto digitale da casa, voto per gli studenti fuorisede, per i lavoratori all’estero e fuori regione, o voto anticipato? Forse non siamo tecnologicamente all’altezza, temiamo le frodi e quant’altro. Vogliamo addirittura ipotizzare il quorum anche per elezioni regionali, comunali e politiche e non solo per i referendum? No, perché con l’astensione strategica si rischia di rendere fallibile ogni elezione e bloccare quindi la macchina a tutti i livelli. Parliamo di voto obbligatorio come accade in alcuni paesi europei o del resto del mondo? No, votare è un diritto e non può essere un dovere.
Bene. Le soluzioni non ci piacciono. Ma l’intervento politico-culturale attualmente non è sufficiente. Come la mettiamo? Quale partito si prende la briga (ma anche l’onore) di portare avanti la vera sfida della nostra democrazia attuale? Io dico che sarebbe esaltante una proposta. che prenda in considerazione gli aspetti politici-culturali ma anche alcuni ‘temporanei palliativi’, condivisa dalla maggioranza dei nostri partiti.
Martino Tosti
Scritto da: Radio Glox
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